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Ceramiche Maroso: una storia di terre, fuoco e colore
Ceramiche Maroso: una storia di terre, fuoco e col

Nel 1974 furono ritrovati nel terreno adiacente alla chiesa di Santa Corona in Vicenza cocci ed esemplari di ceramiche. Prima di queste scoperte si sapeva poco sull’attività di quest’arte a Vicenza. Venne rinvenuto un “forno aperto” per la cottura di terraglie d’epoca anteriore al 1000 a.C. e molte testimonianze dell’arte della ceramica sviluppatasi nel territorio in epoca romana, medievale, rinascimentale fino al termine del XVIII secolo. È comunque risaputo che esistevano a Vicenza, due fornaces a bocalibus: una di queste si trovava nel borgo di Portanova, l’altra in Borgo San Pietro.
Il territorio di Vicenza forniva caolino di ottima qualità, chiamato anche terra di Vicenza.
Dal XVII secolo nacquero e si affermarono le famose e pregiate manifatture di Bassano e Nove dove alcune famiglie in particolare hanno lasciato il loro contributo e primato artistico. Ad Angarano, nel Bassanese, la famiglia Mainardi, nel1699 aveva ottenuto il privilegio di fabbricare latesini (mezze maioliche leggere dallo smalto, come si deduce dal nome, latteo), ma erano apprezzati anche per la loro produzione di piatti decorativi, oggetti e piastrelle ornamentali. La manifattura Maniardi produsse piatti “alla tuechesca” o candiane, monocromi blu (alla savonese), bacili a forma di conchiglia e alberelli da farmacia. Alla fine del ‘700 a Vicenza nacque la manifattura del conte Carlo Vicentini dal Giglio che produceva bel borgo di Santa Croce terraglie di stile inglese, genere continuato nell’800 dai Sebellin a Vicenza. Nei primi anni dell’800 in tutta la provincia funzionavano una decina di fabbriche di cui sette a Nove, una a Monticello Conte Otto e due a Vicenza.
La concorrenza inglese nel XIX divenne insostenibile tanto da trasformare il sistema produttivo introducendo su larga scala la terraglia invece della maiolica e della porcellana.
L’artigianato della ceramica vicentina ha saputo innovarsi e rinnovarsi nel design e negli impianti nonostante l’arrivo del 900 della grande produzione industriale evitandone la scomparsa.

Un esempio di tutto rispetto di questa produzione che si rinnova è l’azienda Ceramiche Marosoche dal 1978 produce ceramica tradizionale ed oggettistica classica e moderna con una continua ricerca di forme ed idee che li fanno tutt’oggi emergere nel mercato ceramico internazionale. La ditta si distingue per la ricerca della massima qualità nelle forme e nei dettagli; nulla è lasciato al caso: dalle materie prime, agli accostamenti dei colori e lavorazione rigorosamente a mano, essenze di una organizzazione e pianificazione meticolose del lavoro artigianale. Un incontro tra la maestria della mano con la sapienza del design.
Sono in grado di soddisfare richieste di qualsiasi tipo; oggetti di qualsiasi forma, che siano costruiti a pressa o a colaggio, con terraglie forti o normali, finiti o semilavorati.
Particolare la linea Whitein cui l’incontro della materia con la purezza del colore portano l’oggetto a ridefinirsi in un contesto etereo, quasi innaturale. La collezione “White“ arricchisce ogni contesto, dando un tocco di luce etereo, partendo da forme pure, che al solo sguardo riempiono l’animo.
Nella linea Traforataogni singolo pezzo viene finemente inciso a mano, perché a volte il bello si riconosce nel togliere. Il tutto viene enfatizzato con la scelta dei colori, creando infinite sfumature.
La ditta produce anche ceramiche decorate a mano a pennello, terracotte, e molti altri oggetti per la tavola e la casa.

 



ORARIO: martedì, giovedì, sabato, domenica 10:00-12:30-15:00-19:00; mercoledì, venerdì 15:00-19:00. INGRESSO LIBERO

 

Autore: Elena Agosti
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