 Di particolare rilevanza anche la lavorazione del ferro e di altri metalli.
Esistono documenti che testimoniano che già nel 1123 l'abbadessa di S. Pietro in Vicenza richiedeva ad un certo Bellingerio di Ranerio, calderaio, di fornire al monastero tutti gli utensili da cucina in rame. Altri documenti rivelano l'esistenza di parecchie officine di fabbri dislocate lungo le rive del Bacchiglione. Risulta inoltre che nel 1354 molti fabbri veneziani abbandonarono le foiorenti officine della laguna per trasferirsi in alcuni centri più rinomati della terraferma, tra i quali Vicenza, dove "multa laboreria ferrea fiunt". l'attività di tanti lavoranti dei metalli si può spiegare abbastanza facilmente col fatto che nel Vicentino erano un tempo attive, nelle valli dell'Astico e specialmente del Leogra, diverse miniere di rame, di stagno, di piombo, anche d'oro e d'argento, ma soprattutto di ferro.
In tempi più recenti l'attività metallurgica apparve piuttosto vivace nel principio del XIX secilo, poiché risultavano operanti un po' dovunque nel territorio i magli battiferro che il Maccà ricorda esistenti in numero di quarantaquattro, per lo più concentrati lungo la fascia pedemontana, senza contare quelli installati ad oriente nel Brenta. |
Nel corso del Settecento il ferro battuto fu utilizzato non solo con scopi di stretta necessità ma anche con finalità decorative: ne sono esempio le splendide cancellate, le inferriate e le balaustre delle Ville Venete, presenti in tutto il territorio del Veneto.
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