
Giuliano Cremasco guarda con semplicità dove gli altri non guardano. Restituisce frammenti di realtà quotidiana stupendosi e stupendo con foto che partono da emozioni interiori e che arrivano direttamente al cuore di chi le guarda.
Spagna, Portogallo, Egitto, India, Cina, Africa. L’obiettivo punta su terre rutilanti di colori, sguardi di anziani e bambini, oggetti e paesaggi ma anche sulla sacralità di piccoli gesti quotidiani senza tempo.
Inquadrature che trasmettono grande pace. Colori che sono carezze per l'anima. Sottili e mai sfacciate provocazioni. Spunti per riflettere. Immagini intime, talvolta incredibilmente familiari, anche se provenienti da luoghi lontani. È questa la magia delle foto di Giuliano Cremasco.
In mostra anche “Kerala a Colori”, video-reportage sul sud dell'India che restituisce, attraverso una sequenza incalzante di scene spontanee, uno spaccato leale e sincero dell’affascinante cultura indiana. Il documentario si è classificato secondo al prestigioso Premio Chatwin 2009, il concorso internazionale la cui giuria è stata presieduta dal regista Giuliano Montaldo.
Tutte le immagini della mostra sono stampate su tela da pittura con una tecnologia in grado di donare una resa e una profondità molto superiore alle tecniche di stampa classica.
Nel racconto "La goccia d'oro" Michel Tournier narra di un ragazzo berbero, Idriss, che emigra in Francia per recuperare una foto-ritratto che una turista- fotografa francese gli ha scattato. Il narratore francese esprime qui, attraverso il viaggio di Idriss, tutta la sua diffidenza ma anche i suoi interrogativi nei confronti dell'obiettivo fotografico che, con un atto predatorio e aggressivo, sembra pietrificare il soggetto ritratto rubandogli di fatto l'anima.
Interrogativi che potremmo così riassumere: può un soggetto fotografato sfuggire allo spazio-trappola dell’immagine per riguadagnare, anche attraverso di essa, la libertà e il respiro del reale. E' possibile che il puntamento sul volto dell'altro o su un paesaggio di quella che Tournier definisce l'“imboccatura nera che cattura e trattiene con una rapidità folgorante” non diventi la loro mortificazione?
Mi sembra che nell'approccio di Giuliano Cremasco alla fotografia questi interrogativi siano non solo implicitamente riconosciuti ma anche attraversati con quella giusta dose di umiltà, con quella doverosa delicatezza e con quell'intenso rispetto che sempre ci è richiesto quando si assume la piena consapevolezza di quanto di noi stessi e dell'altro mettiamo in gioco ad ogni istante, o meglio ad ogni scatto, e ad ogni sguardo, anche in qualità di spettatori. (Enio Sartori)