Sacra Sindone: il Velo e il Calice
 Una spirale d’argento avvolge il calice e rimanda subito a quel lenzuolo di lino tessuto a spina di pesce sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni di torture, maltrattamenti e crocefissione. Per gli studiosi è l’uomo della Sindone, per molti è il lenzuolo funebre di Gesù. Il Papa l’ha definito «specchio del Vangelo». Dal 10 aprile e fino al 23 maggio la sacra Sindone sarà esposta nel Duomo di Torino, a dieci anni dall’ostensione del Giubileo. Arriveranno pellegrini da tutto il mondo, due milioni sono già prenotati. Gli occhi del mondo saranno concentrati sull’evento, dove per la prima volta sarà possibile vedere la Sindone dopo l’intervento per la conservazione a cui è stata sottoposta nel 2002. Ma gli occhi del mondo sono destinati ad incrociare anche quel calice fatto realizzare apposta per l’occasione. Un lenzuolo avvolge il calice. Ma il tessuto è un foglio d’argento, tagliato con minuzia, battuto con un martellino, sagomato a mano, saldato a caldo. Un effetto-tessuto che rimanda alla trama di quel lenzuolo sacro, dove gli occhi della fede scorgono dei lineamenti. Il calice è stato realizzato alle porte di Vicenza, a Monticello Conte Otto, da Rossi & Arcandi, argentieri dal 1959, attivi da un anno anche con lo specifico brand Forma Fluens (www.formafluens.com), specializzato nel design per la liturgia. Marchio che debutta proprio con la commessa dell’Ufficio liturgico della Diocesi di Torino diretto da don Paolo Tomatis: un calice e una patena da utilizzare nelle celebrazioni liturgiche durante il periodo dell'ostensione della Sindone. A partire dalla messa solenne di sabato 10 aprile alle 16 nel Duomo di Torino, che sarà celebrata dal cardinale arcivescovo e custode pontificio della Sindone Severino Poletto e concelebrata dai Vescovi del Piemonte, alla presenza di molte autorità. Nel laboratorio di Monticello Conte Otto, dove sono impiegate 11 persone, il lavoro è stato vissuto con entusiasmo. Il progetto c’era: quello degli architetti torinesi Domenico Pannoli e Maria Cristina Milanese dello studio Ondesign. Ma tradurlo in pratica non era proprio un gioco da ragazzi proprio per la minuziosità e particolarità dell’oggetto che doveva essere nobile sì, ma seguendo i canoni del Consiglio Vaticano II, semplice ed essenziale allo stesso tempo. «Il direttore dell’Ufficio liturgico di Torino si è rivolto a noi - racconta Roberto Arcandi - ricordando la nostra presenza alla fiera di Vicenza Koiné sugli arredi liturgici, dove ci eravamo presentati la prima volta nel mercato con una collezione di calici». A novembre è arrivato la commessa. In quattro mesi si sono succeduti diversi prototipi. «Nell’azienda si sono tutti appassionati - racconta Flavio Arcandi, responsabile della realizzazione - e hanno vissuto con partecipazione il lavoro». Il calice è d’argento, placcato d’oro zecchino nell’impugnatura, avvolto nella parte contenitiva da un velo d’argento che rimanda alla trama del lenzuolo della Sindone, in cui s’intravede a tratti la doratura. Alla semplicità delle forme corrisponde la preziosità dei materiali e la delicatezza della suggestione simbolica. Sotto al calice una scritta che corre circolare: Passio Christi Passio Hominis (passione di Cristo, passione dell’uomo), Ostensione della Sindone 2010.
(da "Il Giornale di Vicenza" del 9 aprile 2010)
Autore: Elena Agosti
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