Piccoli, colorati, antichissimi e diffusissimi in tutto il mondo: i cuchi in ceramica sono fischietti in terracotta che esistono dapprima della storia scritta, nati per imitare il canto degli uccelli, scacciare gli spiriti maligni e suggellare le promesse d’amore.
Se hai sempre voluto sapere qualcosa in più su questi strani oggetti a forma di uccello o soldatino, sei nel posto giusto. E se vuoi farne uno con le tue mani, scopri come al Museo dei Cuchi di Cesuna, in un laboratorio artigiano con un esperto della tradizione!
Indice
Cosa sono i cuchi, gli oggetti più antichi del mondo
Tanti nomi per lo stesso (antichissimo) oggetto: cuco in Veneto, fiscaletto nel sud Italia, bird whistle in Inghilterra, sublet in Francia, pito o silbato in Spagna. Parliamo di piccole sculture in argilla che attraversano culture e secoli, portando con sé un suono e una storia.
Nella tradizione veneta, i cuchi sono piccoli fischietti in ceramica o terracotta capaci di produrre un suono acuto e penetrante. Si presentano in due grandi famiglie principali:
- Cuchi zoomorfi: uccelli, galli, asini, cavalli, rane, pesci o rettili;
- Cuchi antropomorfi: contadini, pastori, soldati, carabinieri, madonnine e santi.

Al di là dell’aspetto, ogni cuco porta con sé un significato che va oltre il semplice suono:
- Satira popolare: alcuni esemplari raffiguravano soldati napoleonici, preti o politici in pose caricaturali, con l’elemento fischiante collocato in posizioni volutamente ironiche.
- Fertilità e amore: un tempo, sull’Altopiano di Asiago, durante la Grande Rogazione primaverile i ragazzi regalavano cuchi alle ragazze da corteggiare; se ricambiavano con delle uova sode, la proposta di un nuovo inizio assieme veniva accettata.
Da dove provengono i cuchi e a cosa servivano
Le origini dei cuchi si perdono nella preistoria. Questi fischietti in terracotta sono stati ritrovati in contesti lontanissimi: dall’antica Grecia e Mesopotamia all’Egitto, dall’area celtica e romana all’America, dove Maya, Aztechi e Inca li usavano nei riti religiosi e propiziatori.
La diffusione dei cuchi non si fermò qui: in epoche più recenti, in Inghilterra venivano murati nella cappa del camino e in Baviera si posavano nella culla dei neonati fino al battesimo.

Per quanto sia un oggetto apparentemente semplice, il cuco è onnipresente in ogni angolo del mondo. Ciò dice molto sulla sua profondità simbolica: non a caso, in Veneto esiste ancora il modo di dire “vecio come el cuco” per indicare qualcosa di molto antico.
Nel corso dei secoli, questo fischietto ha assunto ruoli molto diversi in base al contesto:
- Funzioni simboliche e rituali: il suono dei cuchi aveva il potere di scacciare gli spiriti maligni, proteggere famiglie e raccolti, segnare il passaggio dalla vita alla morte.
- Funzioni pratiche: i contadini usavano i cuchi per tenere lontani i predatori di terra dalle coltivazioni, imitando il canto degli uccelli. La parte fischiante, sempre realizzata a mano a partire dall’argilla, poteva essere modificata con l’acqua per un suono più morbido e modulato, oppure lasciata asciutta per un tono più acuto e pungente.
- Funzioni sociali: nelle sagre e nelle fiere paesane i “cucari” allestivano i banchetti accanto ai dolciumi; il cuco era il regalo tra innamorati, il giocattolo dei bambini, il pretesto per motti di spirito. Con l’epoca napoleonica nacque il “cucco del soldato”, tra i modelli più riconoscibili della tradizione, con i suoi colori vivaci e le pennellate decise.
La tradizione italiana dei cuchi: dal sud Italia a Nove e Asiago
In Italia la cultura dei fischietti in terracotta ha radici profonde in molte regioni: Puglia, Basilicata, Umbria, Abruzzo, Toscana, Lazio, Emilia Romagna. Ma è il Veneto a vantare la tradizione più consolidata, e in particolare Nove, il centro ceramistico per eccellenza.

Da qui i cuchi venivano trasportati lungo il fiume Brenta fino a Venezia e venduti nelle fiere popolari: nel Sud Italia, Rutigliano in Puglia e Caltagirone in Sicilia portano avanti una tradizione altrettanto viva, con forme e tonalità che riflettono la cultura locale.
Oggi i cuchi sono riconosciuti come oggetti artistici da collezione, custoditi in musei che ne raccontano la storia e la varietà. Il più importante è il Museo dei Cuchi di Cesuna, che conserva oltre 12.000 pezzi provenienti da tutto il mondo e da epoche lontanissime.
Ogni vetrina è un mondo a sé: oggetti curiosi e bizzarri che costruiscono connessioni tra culture distanti, epoche diverse, tradizioni apparentemente lontane. Un museo che, come recita la sua stessa filosofia, riesce a convincere anche un adulto a giocare.
Cuchi sull’Altopiano: l’esperienza Viart al Museo di Cesuna
Viart è il progetto di Confartigianato Vicenza che porta le persone dentro il mondo dell’artigianato: non a guardarlo da fuori, ma a viverlo in prima persona con laboratori, tour, degustazioni locali ed esperienze regalo con i maestri artigiani del territorio.

Una di queste iniziative è al Museo dei Cuchi di Treschè Cesuna, sull’Altopiano di Asiago: in occasione della primavera si visiterà la collezione di fischietti in terracotta da ogni angolo del mondo, e poi si entrerà in laboratorio con il maestro artigiano Diego Poloniato.
Se vuoi realizzare un fischietto in terracotta con le tue mani, questa è l’occasione giusta. Scopri l’evento di Viart e prenota il tuo posto, oppure regala l’esperienza a chi vuoi portare con te: un augurio di buon auspicio, come vuole la tradizione dei cuchi!



